Processo civile

Come funziona il processo civile in Italia

In questo articolo vi spiegherò in modo chiaro e sintetico come si svolge un processo civile in Italia, ovvero il tipo di processo atto a dirimere controversie aventi ad oggetto il diritto privato e che si basa sui principi del diritto processuale civile contenuti per gran parte nel codice di procedura civile.

Come funziona il processo civile

svolgimento processo civile

Prima di intraprendere una causa civile bisogna avere chiaro quale sia il Tribunale competente. Ci sono delle regole precise stabilite dalla legge in merito. La più importante è la regola del Foro del domicilio del convenuto. Vale a dire, se faccio causa ad un mio debitore che mi deve una determinata somma, il processo si svolgerà presso il Tribunale del luogo dove si trova la persona che viene chiamata a rispondere.

Successivamente e sempre in via preliminare bisogna accertarsi quale sia la legge applicabile. La regola generale è quella della “lex fori”, ovvero si applica la legge vigente nel Paese dove si trova il Tribunale presso il quale si aprirà il procedimento. Tuttavia vi sono varie eccezioni, per esempio in alcuni casi e con l’accordo delle parti si può chiedere l’applicazione di una legge straniera (ad esempio la legge della nazionalità comune dei coniugi in caso di divorzio), anche se la causa si svolge avanti un Tribunale italiano. Stabilire quale sia la legge applicabile può essere complicato, ad esempio nei casi di commercio internazionale.

La causa inizia quindi con un atto di citazione o un ricorso, a seguito dei quali le parti si costituiscono davanti al Giudice.

In una prima fase il Giudice verifica la regolarità delle notifiche e dell’avvio del procedimento, dopo di che inizia la verifica delle prove portate dalle parti a sostegno delle proprie ragioni (documenti, interrogatorio, testimoni, confessione, ecc).

Segue quindi la “fase decisoria”, nella quale il Giudice chiede agli Avvocati delle parti di presentare delle memorie conclusive, dove verranno riassunti tutti gli aspetti emersi nel corso del processo.

Infine, il Giudice emette la sentenza con le relative motivazioni.

Contro una sentenza di primo grado che si ritiene sfavorevole è possibile – entro precisi termini – presentare appello, sul quale giudicherà un Collegio di tre Giudici presso la Corte d’Appello. Difficilmente si riapre la fase istruttoria. Il giudizio d’appello è essenzialmente volto a verificare se il Giudice di primo grado ha deciso correttamente o meno.

La sentenza d’appello può confermare o modificare, totalmente o parzialmente, la decisione del Tribunale.

Corte di cassazione

Contro la sentenza di appello è possibile ricorrere alla Corte di Cassazione (è a Roma). In questa sede non si riesaminano i fatti oggetto della causa, ma si opera un mero giudizio di legittimità sul corretto andamento del processo secondo le regole del codice di procedura civile.

Conclusione processo civile

Quando una sentenza civile di condanna diventa definitiva, allora è titolo esecutivo per poter iniziare il procedimento volto al recupero del credito nei confronti della parte soccombente. Va però ricordato che, salvo disposizione contraria del Giudice, si può iniziare l’esecuzione forzata già dopo la sentenza di primo grado. Va da sé che nel caso in cui il giudizio d’appello dovesse dare ragione alla controparte, chi ha agito dovrà restituire.

Per quanto riguarda il pagamento delle spese legali (onorari dell’avvocato, perizie, ecc.) vige il principio della soccombenza: chi viene condannato deve risarcire le spese legali della controparte. Qualora però non vi sia soccombenza in quanto – ad esempio – le parti hanno trovato un accordo, allora il Giudice “compensa” le spese, cioè dispone che ciascuno paghi le proprie.

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